LO YOGA



Quando il respiro è agitato
la mente è agitata,
quando il respiro è calmo
anche la mente è calma….
Upanishad dello yoga




Per la filosofia che sottende la pratica yoga il frutto più importante della mente non è, come nella nostra cultura, il pensiero razionale, ma una corporeità vissuta armonicamente e la vita che in esso si esprime ed è su questo insieme psicosomatico, su questa materia vivente e pensante che lo yoga agisce. Solo tenendo conto di ciò possiamo comprendere pienamente questa disciplina ed i suoi strumenti, asana, pranayama e meditazione, così lontani dalla storia dell’Occidente, nella quale dobbiamo risalire al tempo dei Greci per trovare il corpo umano in condizioni di parità con l’anima – mente.

Il successivo divorzio tra il mentale e il fisico è stato poi associato, nella tradizione occidentale, alla convinzione che tutto ciò che facciamo con il nostro corpo sia molto meno importante del linguaggio, della logica o di qualche altro sistema simbolico astratto. Gli asana, le posizioni yoga fortemente corporee, lungi dall’avere caratteri ginnici, sono invece delle forme archetipiche ed esoteriche come i loro nomi in sanscrito ci ricordano. Il corpo umano, quindi, non solo esprime dei simboli, ma è per lo yoga il mezzo supremo di conoscenza e salvezza. Importanti quanto gli asana sono il pranayama, controllo del ritmo vitale, e la meditazione che lo yoga descrive nei due momenti di dharana (concentrazione) e dhyana (meditazione) .

“Non c’è asana senza pranayama e dharana”, afferma uno dei più importanti testi classici di Hatha Yoga, volendo dire con ciò che questi strumenti vanno nella pratica vissuti inscindibilmente gli uni dagli altri.

Specificità rispetto alle altre discipline


La principale caratteristica dello yoga consiste nella realizzazione dell’immobilità del corpo e della mente, un’immobilità raggiunta attraverso il movimento e la dinamizzazione di questi due elementi. Solo sperimentando l’immobilità “è possibile prendere coscienza della totalità del proprio corpo sentito come unità”, afferma Mircea Eliade nel suo “Tecniche dello Yoga”.

Origini e scuole


Esistono essenzialmente due tipi di yoga a cui fanno riferimento le varie scuole esistenti: l’Astanga Yoga, codificato da Patanjali nel II sec.d.C. e l’Hatha Yoga (al cui ambito appartengono anche il Kundalini Yoga e il Krya Yoga) che, pur affondando le radici nel periodo pre-vedico (2000 a.C. circa), viene codificato intorno al XV secolo. L’Astanga Yoga è caratterizzato da regole monastiche di purificazione interiore (yama e nyama), l’Hatha Yoga da purificazioni corporee (shatkarman). Entrambi questi tipi di yoga cercano la perfezione interiore: nel primo si parte dal corpo per abbandonare ciò che è corporeo, nel secondo il perfezionamento del corpo procede di pari passo con il perfezionamento interiore.

Obiettivi e finalità


Dalla radice sanscrita “yui”, yoga significa unione: innanzitutto unione della mente con il corpo, prima tappa per la realizzazione di quell’unione del sé con l’Assoluto che costituisce l’obiettivo finale dello yoga. Tra queste due tappe ce ne sono tante intermedie: di benessere psico-fisico, di conoscenza, di consapevolezza, di perfezionamento.

A chi è rivolto lo yoga


Tutti possono praticare questa disciplina. Non è infatti la scioltezza di un corpo la condizione perché lo yoga si realizzi. La pratica yoga non ha modelli esteriori da realizzare; essa consiste infatti di azioni uniche ed irripetibili perché ogni essere umano è diverso dall’altro ed ogni momento è diverso da quello che lo precede e da quello che lo segue. Sempre più si vanno diffondendo pratiche mirate a risolvere problemi degenerativi legati all’invecchiamento o, come dimostra il recente ufficiale ingresso dello yoga nella scuola, ad aiutare bambini ed adolescenti nei processi di apprendimento legati soprattutto alla concentrazione ed alla memorizzazione.

Testi consigliati


I testi classici basilari quali gli “Yogasutra “ di Patanjali o l’ Hatha Yoga Pradipika”, sono scritti con un linguaggio accessibile a chi non solo già pratica yoga, ma conosce anche le basi della fisofia indù. Può essere utile, quindi, leggere prima testi di carattere generale come “Yoga:immortalità e libertà” e “Le tecniche dello Yoga” di Mircea Eliade o anche “Storia della filosofia indiana” di Giuseppe Tucci. Se si vuole un approccio di tipo poetico, affascinante è la lettura della Bhagavadgita poema epico del V sec.a.C. nell’edizione ridotta dell’ Adelphi.

 

By uptersport

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